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Scritto in ( Eventi ) da Enrico Vergoni

vergoniMi sia concesso fare alcune considerazioni sul recente decreto Gelmini che pone un tetto alla presenza nelle classi di immigrati.

L’idea di fondo è che gli immigrati sono troppi e che dunque bisogna eliminarne una parte (per il loro bene!) per integrarli meglio.

Sicuramente nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un vorticoso e repentino aumento delle presenze di stranieri:

nel 2008 rappresentavano il 7,2% della popolazione nazionale (+13% rispetto all’anno precedente) ,un nato su 8 nei nostri ospedali; le stesse cifre si riflettono a livello regionale con una forte presenza di individui dall’est Europa ed una comunità marocchina ormai giunta alla terza – quarta generazione concepita nelle nostre città.

Idem nel comune di MONDOLFO dove gli immigrati sfiorano quota mille ,passando addirittura nel 2007 da 790 a 920 unità composta in prevalenza da slavi e africani mentre la comunità cinese si è insediata più verso l’interno valle principalmente nella zona di Monteporzio e Castelvecchio.

Non si riesce a capire (o non si vuole) di quanto sia utile la scuola al di là della semplice didattica:

offre infatti occasione di confronto e di stimolo ,di curiosità verso l’altro .

Certo non si può non negare che la presenza di bambini figli di immigrati possa rallentare lo svolgimento dei più tradizionali programmi ed è vero che una scuola dove ci sono livelli diversi e lontani tende a modularsi sul livello più basso ; ma è un problema che riguarda la didattica e gli insegnanti che in tutta Europa vengono qualificati al contrario che in Italia dove sono chiamati “fannulloni” ed addirittura gli si vuole imporre l’esame di dialetto.

Il governo vuole che gli stranieri rimangano stranieri , non capendo che solo la scuola può integrarli ,soprattutto concedendogli la cittadinanza e i conseguenti diriti civili, anche perchè dove possono imparare ad amare il nostro Paese se non a scuola?

Mi viene in mente il rifiuto ,quarant’anni fa, dei governi democristiani al tetto nelle classi per gli studenti figli di immigrati dal nostro meridione che emigravano al nord per lavorare nelle grandi fabbriche settentrionali : in quella classe dirigente c’era la consapevolezza che il compito della scuola è proprio unificare il paese.

La nostra sfida deve essere di rendere possibile che il bambino figlio di immigrati che nasce oggi nell’ospedale di Fano e che tra qualche giorno verrà per la prima volta nella sua e nostra città possa essere nel 2040 un professionista o un lavoratore specializzzato ben lontano quindi dali stereotipi del delinquenteche vive di espedienti o del venditore di strada, per questo chi si occupa di politica deve essere in gardo di immaginare e costruire risposte sostenibili perchè se l’immigrato diventa un emarginato oppure un imprenditore dipende in primo luogo dal tipo di politiche che perseguiamo e tra esse c’è sicuramente il modello di scuola che dipingiamo intorno ai giovani nati in Italia da genitori immigrati.

Noi amministratori locali chiediamo più poteri e responsabilità : dall’implementazione amministrativa delle regolarizzazioni alla gestione dell’accoglienza e dell’integrazione dei nuovi arrivati in virtù di quel principio della sussidiarietà,di matrice criastiana prima ancora che comunitaria,secondo cui l’intervento della mano pubblica deve attuarsi al livello più vicino al cittadino e soprattutto servono fondi maggiori per una programmazione troppo latente perchè

è proprio del futuro di quel bambino che dobbiamo preoccuparci nell’affronare una materia tanto delicata come la seconda o terza generazione di quei immigrati giunti vent’anni fa ,occorre per questo, come disse venti anni fa Beniamino Andreatta in un convegno della CEI,” lungimiranza e coraggio perchè questo fenomeno in una società complessa non può essere lasciato allo spontaneismo “ , ed è proprio quest’ultimo che trovo nelle parole di questa nuova destra.

ENRICO VERGONI

Consigliere comunale Mondolfo-Marotta.

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